Trans Dinarica – Giorno 14 Bosnia-Erzegovina: dove le strade finiscono e comincia l'avventura
C'è un momento, in ogni grande viaggio, in cui ci si rende conto che le mappe servono solo fino a un certo punto.
Poi è la strada a decidere.
Ed è proprio quello che sta accadendo a Elio Pagliaro e Anna Rosa, giunti al quattordicesimo giorno della Trans Dinarica. Il contachilometri segna 800 chilometri, ma il vero viaggio si misura ormai in emozioni, fatica e stupore.
La Bosnia-Erzegovina li accoglie con il suo carattere più autentico.
Le strade sembrano promettere una destinazione, ma non la rivelano mai davvero. I cartelli indicano paesi e città, ma dopo pochi chilometri l'asfalto scompare, lasciando il posto a piste sconnesse, sterrati, pietre e sentieri che sembrano voler mettere alla prova chiunque osi attraversarli.
È una terra che non concede nulla.
Bisogna guadagnarsi ogni metro.
E forse è proprio questo il suo fascino.
Pedalando tra gli altopiani di Morine, tra Kalinovik e Nevesinje, Elio racconta di sentirsi improvvisamente catapultato in paesaggi che ricordano il Tibet o l'Himalaya. Non ci sono folle, non ci sono rumori, non c'è traffico.
Solo immense distese d'erba, montagne che si rincorrono fino all'orizzonte e un silenzio così profondo da diventare quasi assordante.
Sono luoghi che sorprendono.
Luoghi che pochi immaginano possano esistere nel cuore dei Balcani.
Luoghi che sembrano appartenere a un altro continente.
E mentre il fondo stradale cambia continuamente, costringendo gambe e biciclette a un lavoro supplementare, cambia anche il modo di guardare il paesaggio.
Qui non si corre.
Qui si procede lentamente, con rispetto.
Ogni salita è una conquista, ogni discesa una ricompensa.
Naturalmente non manca la nota ironica che accompagna ogni pagina del diario.
Elio tiene a precisare che tutta questa fantasia non è l'effetto della rakija, il celebre distillato locale che continua ad accompagnare le soste nelle case dei tanti personaggi incontrati lungo il cammino.
Anzi.
Se c'è una costante di questo viaggio, oltre alle montagne, è proprio l'ospitalità delle persone.
Una porta che si apre.
Un bicchiere offerto con il sorriso.
Una chiacchierata anche quando le lingue sono diverse.
Sono quei piccoli gesti che trasformano un semplice itinerario ciclistico in un viaggio umano.
Ed è forse questa la vera forza della Trans Dinarica.
Non soltanto attraversare nove Paesi.
Ma scoprire che dietro ogni salita c'è una storia, dietro ogni casa una famiglia, dietro ogni sorriso un motivo in più per continuare.
Ottocento chilometri sono ormai alle spalle. La strada verso Ventimiglia è ancora lunga.
Ma una cosa è ormai certa: Elio e Anna Rosa stanno percorrendo un'Europa poco conosciuta, autentica e sorprendente, quella che non si trova nelle cartoline ma che rimane impressa nella memoria di chi ha il coraggio di attraversarla lentamente.






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